L’attacco sessista a Francesca Albanese in sede ONU non è solo miseria retorica: è il sintomo di un sistema politico-mediatico corrotto che, pur di respingere l’accusa di genocidio a Gaza e le proprie corresponsabilità, sposta il discorso dal diritto ai soprannomi. I fatti – rapporti ONU, carestia certificata, flussi d’armi e veti al Consiglio di Sicurezza – raccontano altro.
1. Il fatto politico, nudo e crudo
Che l’ambasciatore israeliano Danny Danon abbia definito “strega” Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati, è attestato da agenzie e video: un attacco personale volto a screditare il rapporto “Gaza Genocide: A Collective Crime (A/80/492)”, presentato il 28 ottobre e centrato su condotte e obblighi giuridici degli Stati. Albanese ha replicato con ironia, riportando il confronto sul terreno dei crimini e delle responsabilità.
2. Cosa dice davvero il rapporto Albanese
Il rapporto, fondato su materiali ONU e su contributi di 40 soggetti, dopo aver offerto a 63 Stati il diritto di replica, qualifica le condotte contro i civili a Gaza come parte di un disegno intenzionale e sistematico. Chiama in causa non solo la potenza occupante, ma anche gli Stati terzi e le imprese che forniscono armi, copertura diplomatica e business “as usual”. Il nodo giuridico è l’obbligo, sancito dalla Convenzione del 1948, di prevenire e non agevolare il genocidio. Testo e sintesi sono pubblici; circolano anche traduzioni integrali in italiano.
3. La posizione dell’Italia (e perché conta)
Nel dibattito all’ONU, l’ambasciatore italiano Maurizio Massari ha liquidato il rapporto come “privo di credibilità e imparzialità” e come eccedente il mandato della relatrice. È una scelta politica netta, assunta mentre l’Italia figura tra i Paesi la cui condotta merita scrutinio. La posizione è riportata sul sito ufficiale della Rappresentanza italiana presso le Nazioni Unite.
4. Dal micro-insulto al macro-contesto: ciò che i governi non dicono
Mentre si scambia “strega” per argomento, i dati si accumulano.
- Il cessate il fuoco di Sharm el-Sheikh: entrato in vigore il 10 ottobre, è stato salutato come svolta. Eppure a fine mese la tregua è stata lacerata sul campo: tra il 28 e il 29 ottobre i bombardamenti israeliani hanno ucciso oltre cento persone a Gaza, tra cui 46 bambini – la notte più letale dall’avvio della tregua secondo più fonti convergenti. Il Qatar, mediatore con Egitto, Turchia e Stati Uniti, ha parlato apertamente di “violazione” dell’accordo, mentre i resoconti di stampa collocano l’intesa e i relativi “step di attuazione” proprio a Sharm el-Sheikh.
- Veti USA: dal 2023 a oggi Washington ha opposto più volte il veto in Consiglio di Sicurezza a bozze di cessate il fuoco “immediato, incondizionato e permanente”, fino al sesto veto del 18 settembre 2025. È il corrimano diplomatico dell’impunità.
- Sorveglianza e intelligence: dal dicembre 2023 il Regno Unito ha effettuato centinaia di missioni di sorveglianza su Gaza partendo da RAF Akrotiri (Cipro). Londra rivendica finalità umanitarie (ostaggi), ma il nodo legale resta se e come l’intelligence sia stata condivisa con Israele. A metà ottobre 2025 il Ministero della Difesa britannico ha annunciato la fine dei voli, dopo oltre 500 missioni.
- Armi e complicità: secondo SIPRI, nel periodo 2020–2024 l’Italia ha fornito circa l’1% delle importazioni militari israeliane (elicotteri leggeri e componenti navali), restando comunque tra i fornitori rilevanti dopo Stati Uniti e Germania nelle ricostruzioni di stampa. Il governo ha inoltre ammesso la prosecuzione di alcune esportazioni in virtù di contratti pregressi, nonostante annunci di blocco. Non è ideologia: sono tabelle, licenze, container.
- La fame come arma: il 22 agosto 2025 l’IPC (sistema ONU-FAO) ha dichiarato la carestia (Fase 5) nel Governatorato di Gaza, prevedendone l’estensione. OMS e agenzie ONU hanno confermato un quadro di carestia indotta dall’uomo. È la saldatura tra il contenuto del rapporto Albanese e gli indicatori umanitari.
- Cornice giudiziaria internazionale: dal 21 novembre 2024 pendono mandati di arresto della Corte penale internazionale per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità (tra cui l’uso della fame come metodo di guerra). I giudici hanno respinto i ricorsi, mantenendo efficaci i mandati. Sono fatti processuali, non opinioni.
- L’Occidente nell’era dell’ambiguità: perché citiamo anche Trump
Quando un presidente in carica negli Stati Uniti ha detto a un pubblico cristiano che, se rieletto, “poi non dovranno più votare”, ha impresso alla retorica politica una torsione plebiscitaria. Non è folclore: è il terreno su cui diventano pensabili voti che non contano, diritti che si sospendono, regole che si aggirano. Nello stesso perimetro culturale l’esecutivo americano è arrivato a sanzionare una relatrice ONU per il suo lavoro su Gaza. Il filo che lega questi elementi esiste.
6. La domanda che brucia: complicità o prevenzione?
Il cuore del rapporto A/80/492 non è un “Israele contro ONU”, ma la linea di galleggiamento delle democrazie. O si previene un genocidio sospendendo forniture belliche e coperture politiche, aprendo corridoi umanitari reali e sostenendo la giustizia internazionale, oppure si diventa co-autori per omissione. È lo stesso principio che regge i trattati sul nucleare, il commercio d’armi e i diritti umani. Qui si innesta la seconda emergenza.
7. Dal diritto alla sopravvivenza: perché il rischio nucleare non è retorica
La “temperatura” del sistema di sicurezza globale è misurabile: nel 2025 il Doomsday Clock è fermo a 90 secondi dalla mezzanotte, tra guerre, arsenali nucleari e instabilità informativa. Gli arsenali non diminuiscono: SIPRI registra modernizzazioni e un maggior numero di testate schierate. Quando le grandi potenze normalizzano l’eccezione – dai veti ai bombardamenti “inevitabili” – il rischio sistemico cresce.
8. Che cosa dovrebbe fare l’Italia (davvero)
- Applicare, senza ambiguità, la Legge 185/1990: stop a nuove licenze e riesame dei contratti in essere quando esista rischio di gravi violazioni del diritto internazionale. Che un contratto esista non lo rende neutro.
- Sostenere in sede UE un embargo sulle armi verso tutte le parti che violano il diritto umanitario e una tracciabilità completa delle componenti dual-use, con report pubblici trimestrali. Le filiere contano quanto i missili.
- Allineare la postura diplomatica al quadro giudiziario: rispetto dei mandati della CPI e cooperazione con ICJ e Nazioni Unite, senza eccezioni di “amicizia”.
- Finanziare con serietà corridoi umanitari e accesso senza ostacoli a cibo, acqua, sanità e logistica, come richiesto da IPC, OMS e agenzie ONU.
- Pretendere trasparenza su eventuali cooperazioni di intelligence che possano esporre l’Italia, o partner NATO/UE, a responsabilità per complicità.
- Conclusione: oltre la parola “strega”
“Strega” è una distrazione. Il rapporto Albanese mette in fila fatti verificabili e obblighi giuridici; la carestia li aggrava; veti e flussi d’armi li trasformano in struttura; i mandati della CPI offrono una sede giudiziaria. Continuare a ridurre tutto a un insulto significa abituarsi all’idea che il diritto internazionale sia opzionale. È un lusso che l’Occidente, già scosso da pulsioni illiberali, guerre per procura e arsenali in aggiornamento, non può permettersi.
L’Italia ha davanti una scelta semplice e difficile: ricongiungere valori e atti (stop alle complicità, sì alla prevenzione) oppure restare prigioniera dell’ambiguità. Non è una polemica tra diplomatici: è la credibilità della nostra democrazia e la tenuta di un ordine che impedisca l’“indicibile” non per magia, ma per diritto.
Fonti essenziali per i passaggi chiave
- Rapporto ONU “Gaza Genocide: A Collective Crime (A/80/492)” e materiali collegati.
- Attacco “strega” e replica di Francesca Albanese (agenzie e video).
- Dichiarazione ufficiale dell’Ambasciata d’Italia all’ONU.
- Cessate il fuoco del 10 ottobre e violazioni: Washington Post; Anadolu; dichiarazioni del premier del Qatar; “implementation steps” firmati a Sharm el-Sheikh.
- Veti USA al Consiglio di Sicurezza (giugno e settembre 2025).
- Missioni di sorveglianza del Regno Unito da Cipro e loro cessazione.
- Dati su forniture e ruolo italiano (SIPRI; conferme su contratti in corso).
- Carestia a Gaza dichiarata dall’IPC e conferme OMS/ONU.
- Mandati della Corte penale internazionale su Netanyahu e Gallant.
- Doomsday Clock e dati SIPRI sugli arsenali nucleari.
- Dichiarazioni di Trump sul “non dover più votare”.