Cessate il fuoco a orologeria

Incursioni notturne, 104 morti (46 bambini). E Washington fa da scudo politico

La notte tra il 28 e il 29 ottobre ha mostrato quanto sia fragile – e ipocrita – la parola “tregua”. Israele ha bombardato la Striscia per circa 14 ore, uccidendo almeno 104 persone, tra cui 46 bambini e 20 donne, nel giorno più sanguinoso dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre. Poche ore dopo, lo stesso esercito ha annunciato che la tregua era “ripristinata”. Un ossimoro feroce, che racconta più di qualsiasi commento.

Cosa è successo nelle ultime 24 ore

Secondo fonti sanitarie di Gaza e testimonianze sul campo, i raid hanno colpito case, scuole e tendopoli per sfollati in diverse aree della Striscia, travolgendo ospedali già allo stremo. Tel Aviv ha parlato di “terroristi e obiettivi militari”, arrivando a rivendicare un’azione “mirata” nel nord per “rimuovere una minaccia imminente”. Ma le cifre sulle vittime civili smentiscono la narrazione chirurgica.

La copertura americana e il paradosso della tregua

Dal lato statunitense, il presidente Donald Trump ha definito “giusta” la reazione israeliana e ha assicurato che “nulla metterà a rischio la tregua”. In altre parole: via libera politico alla ritorsione militare dentro una cornice di cessate il fuoco che si può spegnere e riaccendere a discrezione. È lo schema che svuota di senso la parola pace e legittima l’eccezione permanente.

La condanna dell’ONU

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, per bocca del suo portavoce, ha “condannato fermamente” le uccisioni di civili – “molti bambini” – e tutti gli atti che minano il cessate il fuoco. È un richiamo formale, ma netto: proteggere i civili non è un optional negoziabile.

Persone detenute senza diritti, ICRC tenuto fuori

Mentre piovono bombe, arriva anche l’ordine del ministro della Difesa Israel Katz: divieto per la Croce Rossa di visitare centinaia (anzi, migliaia) di persone palestinesi detenute, spesso classificate come “combattenti illegali”. Una mannaia che oscura ciò che accade nelle carceri e impedisce il monitoraggio indipendente del trattamento delle persone private della libertà, in aperto contrasto con gli standard umanitari.

Il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al Thani, ha denunciato pubblicamente maltrattamenti e torture, richiamando persino i video del ministro Ben-Gvir che umilia i prigionieri appartenenti al popolo palestinese. Segnali coerenti con mesi di denunce sulla stretta carceraria.

Diritto internazionale calpestato

Dal punto di vista del diritto umanitario, colpire aree densamente popolate durante una tregua e negare accesso indipendente alle persone detenute viola principi elementari: distinzione, proporzionalità, divieto di punizione collettiva, tutela dei prigionieri. La stessa Croce Rossa ribadisce da mesi di essere pronta a riprendere le visite di protezione, proprio per verificare condizioni e trattamenti.

Il quadro più ampio: una tregua che uccide

Dall’inizio della guerra a oggi, il bilancio del popolo palestinese ha superato le 68 mila vittime secondo il ministero della Salute di Gaza, e anche durante la tregua le uccisioni non si sono fermate. È la conferma che l’architettura attuale non è disegnata per proteggere i civili, ma per consentire spazi di manovra militare con copertura diplomatica.

Complicità e responsabilità degli Stati terzi

Non è solo un giudizio politico. Il nuovo rapporto della relatrice speciale ONU Francesca Albanese – “Gaza Genocide: A Collective Crime” (A/80/492) – parla apertamente di genocidio “sostenuto dalla complicità di influenti Stati terzi”. Un linguaggio giuridico che chiama in causa non solo chi bombarda, ma anche chi fornisce armi, copertura e impunità.

Cosa serve subito (e davvero)
1. Stop reale alle operazioni offensive, con meccanismi di verifica terzi e pubblici.
2. Accesso pieno e senza condizioni alla Croce Rossa e alla Mezza Luna Rossa per tutte le persone palestinesi detenute.
3. Corridoi umanitari effettivi, non simbolici.
4. Indagini indipendenti sugli attacchi di queste ore e, più in generale, sull’intera condotta del conflitto.
5. Allineamento degli Stati terzi agli obblighi internazionali: sospensione dei trasferimenti d’armi e delle coperture politiche finché durano violazioni gravi e ripetute.

In sintesi

Se questo è un cessate il fuoco, è un cessate il fuoco a interruttore: si spegne quando conviene, si riaccende quando serve, mentre la popolazione della Palestina paga il prezzo. La vigliaccheria politica sta qui: nel chiamare “difesa” ciò che produce 104 morti in una notte – 46 bambini – e nel definire “stabile” una tregua che si regge sulla paura e sulla menzogna. La storia prende nota. Anche il diritto, prima o poi, presenterà il conto.

Fonti chiave: Washington Post, AP, Reuters, The Guardian, Haaretz; dichiarazioni ONU; decisione su ICRC riportata da Haaretz, TRT World, Anadolu; rapporto A/80/492 di Francesca Albanese.

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