La chiamano “separazione delle carriere”, ma la posta in gioco non è la qualità del processo: è il controllo del pubblico ministero. Lo dice senza giri di parole Nicola Gratteri — “normalizzare il PM, impaurirlo, trasformarlo in un perfetto burocrate” — parlando all’assemblea generale dell’ANM a Roma. E lo confermano testi e tempi della riforma, avanzata a tappe forzate e ora a un passo dal via libera finale prima del referendum confermativo.
Cosa c’è davvero nella riforma “Meloni–Nordio”
Il disegno di legge costituzionale ridefinisce l’architettura dell’autogoverno: due CSM distinti (giudicante e requirente) e una Alta Corte disciplinare al posto dell’attuale competenza disciplinare del CSM. Nei due CSM i membri laici vengono estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento in seduta comune; anche i membri togati sono sorteggiati. La nuova Alta Corte ha 15 giudici (laici nominati o sorteggiati e togati estratti a sorte). È la leva che sposta gli equilibri: tra sorteggio e liste parlamentari, l’influenza politica entra per porta principale nella governance delle toghe.
Dove siamo nell’iter. Il Senato ha votato il 22 luglio 2025; il 18 settembre la Camera ha approvato di nuovo il testo. Ora si torna a Palazzo Madama per la quarta e ultima lettura: senza i due terzi, si andrà a referendum confermativo (atteso, secondo più analisi, tra primavera 2026 e dintorni).
Il punto politico: chi nomina, chi disciplina, chi detta le priorità
Separare carriere e organi non è neutro se a compilare gli elenchi da cui si sorteggiano i laici è il Parlamento e se la disciplina è concentrata in un’unica Alta Corte di nuova istituzione. È qui che la riforma può diventare leva di condizionamento: progressioni, incarichi, clima interno. L’ANM parla esplicitamente di rischio di “magistratura addomesticata”.
C’è di più. Nel cantiere di riforme del governo, l’obbligatorietà dell’azione penale viene già compressa dai “criteri di priorità” e dai tagli di poteri impugnatori del PM: l’assetto spinge fisiologicamente verso un PM meno autonomo, più esposto a indirizzi esterni.
“Problema” inesistente, rimedio pericoloso
La retorica dei “passaggi di casacca” tra PM e giudici è smentita dai numeri: negli ultimi anni i passaggi tra funzioni sono intorno allo 0,3% su base annua; in audizione la Prima Presidente Cassano ha indicato 0,83% (PM→giudicante) e 0,21% (giudice→requirente) nel quinquennio. E già oggi il passaggio è possibile una sola volta, rigidamente regolato. Cambiare la Costituzione per un fenomeno residuale è un azzardo istituzionale.
Il confronto comparato: dove si separano le carriere, spesso il PM è gerarchizzato
In Francia il parquet mantiene legami gerarchici con l’esecutivo (istruzioni generali del Guardasigilli; devianze corrette a più riprese da CEDU e CGUE), in Germania la Staatsanwaltschaft risponde al ministro (Weisungsrecht). Morale semplice: separi e, quasi sempre, gerarchizzi. È questo il modello che vogliamo importare?
Il “pacchetto Nordio”: cosa ha già cambiato (e perché conta sulla separazione)
Il cuore operativo della stagione Nordio è la Legge 9 agosto 2024, n. 114. Ecco i punti che incidono direttamente su accusa e processo:
• Abrogazione dell’abuso d’ufficio e riforma del traffico di influenze. Due scelte simboliche: meno rischi per amministratori e snellimento del perimetro corruttivo. La Cassazione, nel 2025, è già intervenuta sul nuovo 346-bis.
• Intercettazioni e informazione di garanzia: stretta sulle pubblicazioni (divieti finché non riprodotte dal giudice o usate in dibattimento) e nuove regole di riservatezza; più oneri informativi nell’avviso di garanzia. Si muove il pendolo della trasparenza verso la riservatezza investigativa.
• Misure cautelari: introdotto l’interrogatorio preventivo prima della custodia in carcere e, dal 25 agosto 2026, la collegialità del GIP per la decisione sulla misura. Innovazioni pensate come garanzia, ma con criticità applicative segnalate da dottrina e operatori.
• Impugnazioni: limiti all’appello del PM contro le assoluzioni per i reati a citazione diretta; la giurisprudenza ha chiarito il regime transitorio. È un restringimento strutturale dei poteri dell’accusa.
Nel 2025 è arrivata anche la “legge Zanettin” che fissa a 45 giorni la durata delle operazioni di intercettazione (prorogabili), ulteriore tassello della stagione restrittiva sul fronte investigativo.
Morale del quadro: mentre si riduce per legge la capacità d’azione del PM (intercettazioni più contenute, appelli limitati, cautelari più rigide da ottenere), la separazione delle carriere sposta la leva di governo di quel PM verso organi più permeabili alla politica. È un disegno coerente.
Le parole d’ordine del governo e la realtà del processo
“Giudice terzo” e “parità delle parti” sono obiettivi sacrosanti. Ma la terzietà non si ottiene indebolendo chi indaga: si ottiene con risorse, tempi ragionevoli, difesa forte e regole probatorie chiare. Le modifiche del 2024–2025, lette insieme, rischiano l’effetto opposto: PM burocratizzato e giudice più esposto alla scarsità istruttoria. È il “gelo” sulle inchieste di cui avverte Gratteri.
Che cosa difendere, che cosa cambiare davvero
Siamo contrari alla separazione delle carriere perché, in questo impianto, sposta il baricentro verso l’Esecutivo.
• Obbligatorietà dell’azione penale come argine alla politicizzazione delle priorità.
• Autogoverno unitario (riformato in trasparenza e merito, non segmentato e sorteggiato da elenchi parlamentari).
• Regole sui passaggi di funzione già oggi stringenti e statisticamente marginali: non è lì il problema.
E proponiamo ciò che serve subito ai cittadini: organici e tecnologie nelle procure, coordinamento dei tempi tra indagini, dibattimento e impugnazioni, fondi veri per patrocinio e difesa d’ufficio. Nessuna di queste cose richiede di mettere la Procura in catena.
Separare le carriere, oggi e così, significa separare i PM dalla loro indipendenza. Se l’obiettivo fosse davvero il “giusto processo”, parleremmo di organici, tempi, difese, digitalizzazione, carceri. Qui il disegno è un altro: normalizzare l’accusa. Su questo, la risposta deve essere chiara.
Fonti essenziali
• Iter e contenuti della riforma costituzionale (due CSM, Alta Corte, sorteggio): scheda e analisi Sistema Penale, dossier Camera.
• Voti e calendario (Senato 22/7/2025; Camera 18/9/2025; quarta lettura e referendum): Pagella Politica, Euronews, GNews (Ministero).
• Dati sui passaggi di funzione: ANM (0,3% medio 2020–2024), audizione Cassano (0,83% e 0,21%), quadro normativo sui limiti al passaggio.
• Legge 114/2024 (“riforma Nordio”): testi e sintesi ufficiali, dottrina su intercettazioni, informazione di garanzia, impugnazioni, misure cautelari.
• Traffico di influenze riformato e prime pronunce: Sistema Penale; Giurisprudenza Penale.
• Durata intercettazioni (45 giorni): l. 31 marzo 2025 n. 47 (“Zanettin”).
• Dichiarazioni Gratteri all’ANM (25 ottobre 2025): Il Fatto Quotidiano; annunci ANM sull’assemblea.
• Comparato (Francia/Germania, PM e gerarchia esecutiva): CGUE e commenti; Questione Giustizia e schede su status del PM francese.