Il Caso Almasri: la vergogna di Stato che nessuno vuole spiegare

In un Paese normale, un criminale ricercato dalla Corte Penale Internazionale non viene liberato, accompagnato con un volo di Stato, e rispedito con tutti gli onori nel Paese dove ha commesso atrocità. In un Paese normale, i ministri coinvolti in una scelta così grave si dimettono. In Italia, invece, Osama Njemm Almasri — comandante della Rada e della polizia giudiziaria libica, accusato di crimini contro l’umanità — viene arrestato su suolo italiano, rilasciato dopo poche ore, e riportato a Tripoli con un aereo dell’intelligence, mentre la premier Meloni e i suoi ministri cambiano versione sette volte e intanto tacciono.

Ora, un video virale rilancia con violenza la questione. Le immagini — crude, scioccanti — mostrano un uomo picchiato selvaggiamente in strada, lasciato a terra in una pozza di sangue. A colpirlo, secondo fonti locali e internazionali, sarebbe proprio lui: Almasri, il generale liberato dall’Italia contro ogni norma di diritto internazionale.

Un crimine annunciato, una scelta politica irresponsabile

Nel gennaio 2025, Almasri viene arrestato a Torino in esecuzione di un mandato di cattura internazionale della Corte Penale dell’Aia. Le accuse non sono leggere: torture, detenzioni illegali, esecuzioni sommarie, traffico di esseri umani. È ritenuto responsabile di violenze sistematiche nei centri di detenzione libici, vere e proprie prigioni extralegali dove i migranti vengono torturati e uccisi.

Poche ore dopo l’arresto, però, l’uomo viene rilasciato. Non solo: viene accompagnato da Caselle a Tripoli con un volo di Stato, pagato dai contribuenti italiani e gestito direttamente dai servizi segreti.

Una decisione che, come emerso successivamente, non ha alcun fondamento giuridico. Al contrario: la denuncia presentata dall’avvocato Luigi Li Gotti, già parlamentare ed ex membro di Italia dei Valori (ma con un passato anche nella destra), ha portato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi a iscrivere obbligatoriamente nel registro degli indagati la premier Giorgia Meloni, i ministri Nordio e Piantedosi, e il sottosegretario Mantovano, trasmettendo gli atti al Tribunale dei Ministri.

Un atto dovuto, previsto dall’art. 6 della legge costituzionale 1/1989, che non implica colpevolezza ma è l’unica via legale percorribile per reati ministeriali. Eppure, Meloni, in un video social plateale, ha trasformato quell’atto di garanzia in uno show, parlando di “ricatto” e “intimidazione”, come se la giustizia fosse uno strumento politico.

Il video che smentisce ogni versione: Almasri è ancora un aguzzino

Le immagini diffuse dalla testata araba Al-Masdar, vicina al governo di unità nazionale libico, mostrano un’aggressione brutale a mano nuda in pieno giorno. Secondo le fonti locali, l’uomo vestito di bianco che pesta la vittima è proprio Osama Almasri.

La milizia di riferimento del generale ha provato a sminuire, parlando di un video “vecchio”, risalente al 2021 o 2022, e di una presunta “reazione” a un’aggressione subita. Ma la dinamica mostrata nel video, unita al silenzio assordante del governo italiano, alimenta sospetti e rabbia.

Non solo: fonti dell’intelligence italiana stanno verificando l’autenticità del filmato, ma fonti libiche confermano che Almasri non solo è ancora operativo a Tripoli, ma avrebbe rafforzato il controllo su Zawyia, continuando a gestire centri di detenzione abusivi, a operare arresti arbitrari e a mantenere il potere tramite violenza e impunità.

Le reazioni: l’opposizione attacca, il governo tace

L’opposizione parla chiaro.

Elly Schlein (PD): “Meloni non può più esimersi dallo spiegare agli italiani perché ha ignorato il mandato della Corte Penale Internazionale. Ha rimpatriato un torturatore omicida sottraendolo alla giustizia.”

Giuseppe Conte (M5S): “Giorgia, le hai viste quelle immagini? Hai ancora un briciolo di coscienza?”

Riccardo Magi (+Europa): “Le mani di Meloni, Piantedosi e Nordio sono sporche di sangue.”

Angelo Bonelli (Verdi): “È giusto che i ministri vengano processati. Se fossi al posto della premier non dormirei la notte.”

Enrico Borghi (Italia Viva): “Quel signore doveva stare in galera. Perché non è stato trattenuto?”

Mentre la premier tace, il Parlamento dovrà presto esprimersi sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro Nordio, Piantedosi e Mantovano. Per Giorgia Meloni, il Tribunale dei Ministri ha invece chiesto l’archiviazione. Ma il silenzio e il disprezzo verso i cittadini restano.

Un governo al di sopra della legge?

Questo caso è emblematico di una deriva pericolosa, in cui chi detiene il potere esecutivo si ritiene al di sopra della legge e della giustizia internazionale. L’Italia ha violato un mandato della Corte Penale Internazionale, un’istituzione fondata per punire i crimini più gravi dell’umanità. Ha ignorato le richieste delle Ong, degli avvocati, dei giuristi. Ha mentito più volte, cambiando versione e poi calando il sipario.

Il risultato? Un criminale internazionale è stato liberato. E oggi, secondo numerose fonti, continua a torturare, picchiare e uccidere sotto il nostro sguardo impotente.

Chi ha permesso tutto questo deve rispondere davanti al Paese. E non con gli slogan, ma con gli atti.

Conclusione: la dignità perduta di una Repubblica

Il caso Almasri rappresenta uno dei momenti più bassi della storia recente della Repubblica italiana.

Un Paese che protegge i carnefici, abbandona le vittime, e si rifugia dietro una cortina di bugie, non è più uno Stato di diritto. È una Repubblica svuotata, dove le leggi valgono solo per i deboli, e i potenti si difendono screditando chi li indaga.

Il governo Meloni ha oltrepassato una soglia morale e politica. E dovrebbe rassegnare le dimissioni, per rispetto delle istituzioni, della giustizia, e soprattutto dei cittadini onesti che meritano verità, trasparenza e responsabilità.

Se la dignità della politica ha ancora un senso, questo è il momento di dimostrarlo.

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