“La verità negata: Borsellino, la pista nera e il tradimento di uno Stato silente”

Il 14 luglio 2025, un colpo di scena giudiziario scuote Caltanissetta: la gip Graziella Luparello ha sospeso l’archiviazione dell’inchiesta sulle stragi del 1992, accogliendo l’istanza dell’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino. Un verbale, firmato proprio dal giudice Paolo Borsellino in una riunione del 15 giugno 1992, apre la pista nera: emerge il coinvolgimento di estremisti neofascisti – tra cui legami con Stefano Delle Chiaie – nella strage di Capaci, sulla base delle rivelazioni del pentito/confidente Alberto Lo Cicero  .

🎯 Le prove: Borsellino e la “pista nera”
1. Verbale del 15 giugno 1992 – Nella riunione fra Procure di Palermo e Caltanissetta si discusse l’apporto investigativo su Falcone e sulle intercettazioni legate a Lo Cicero, confermando l’interesse di Borsellino per questa pista ().
2. La relazione del pm Teresi del 1° giugno 1992, depositata da Repici, dimostra il coinvolgimento di Lo Cicero e di Maria Romeo nel confermare i collegamenti col boss Troia: il giudice Borsellino impartì persino l’ordine di confinare la sua collaborazione alla Procura di Palermo  .
3. Il “tradimento” di un amico – Le rivelazioni su Domenico Lo Porto, politico di estrema destra con legami personali e professionali con Borsellino, alimentano il sospetto di un contatto che il giudice avrebbe poi definito traditore ().

🔍 Nuovi equilibri e vecchi silenzi

Paolo Borsellino aveva più volte chiesto di sentirlo a Caltanissetta, convinto di poter incidere sull’inchiesta, ma non fu mai convocato prima del 19 luglio 1992  . Un magistrato isolato, che continua a cercare risposte fino all’ultimo momento.

📚 Il contributo di Traditi di Antonio Ingroia

In Traditi, Antonio Ingroia – ex pm antimafia e protagonista delle indagini sulla Trattativa Stato‑mafia – descrive con chiarezza come magistrati come Falcone e Borsellino siano stati “traditi” non solo dalla mafia, ma dallo Stato stesso. Ingroia denuncia le omissioni dei servizi segreti e le connivenze politiche che hanno permesso un clima tossico in cui verità fondamentali sono rimaste sepolte. Queste nuove carte sulle stragi del 1992 confermano la sua tesi: lo Stato è stato un pilastro silenzioso del tradimento, rendendo possibile una trattativa che ha azzerato l’impegno antimafia  .

🕰️ Perché il risveglio arriva ora

Dopo trentatré anni di archiviazioni e omissioni, la scoperta del verbale del giugno 1992 riapre scenari oscuri: la pista nera non era un’ipotesi fantasiosa, ma una via reale seguita da Borsellino. La sua firma su quell’atto lo comprova. Ora la nuova udienza del 22 settembre potrà fare luce su chi abbia sistematicamente oscurato il pensiero investigativo del giudice, fino al suo omicidio ().

✅ Conclusione

La verità sulle stragi del 1992 va riscritta. Quel verbale del 15 giugno 1992 rappresenta un pezzo di storia passato sotto silenzio, e oggi risorge come monito: Borsellino non fu semplice vittima della mafia, ma testimone di rapporti tra organizzazioni criminali, estremismi neri e apparati deviati dello Stato. Il libro Traditi di Ingroia ci guida a interpretare queste omissioni come un tradimento sistemico: un’Italia che ha voltato le spalle ai suoi eroi, tacendo sulla collusione tra politica, servizi e violenza.

[🔜 Prossima udienza: 22 settembre 2025]
Un appuntamento che può segnare una svolta. Ma solo se sarà questa volta la giustizia a parlare, non il silenzio.

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