La sentenza della Cassazione che conferma il verdetto d’appello sulla strage di Bologna non è solo un atto giudiziario: è la deflagrazione di un’intera narrazione storica costruita su mezze verità, depistaggi e silenzi imposti. Per la prima volta, un tribunale italiano riconosce l’esistenza di una regia unitaria che lega massonerie deviate, terrorismo nero, mafia, Servizi segreti e politica istituzionale.
Secondo la sentenza, la bomba del 2 agosto 1980 fu programmata e finanziata con un milione di dollari da Licio Gelli e Umberto Ortolani (P2), utilizzando fondi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La pianificazione fu gestita da Federico Umberto D’Amato, già regista oscuro di Piazza Fontana e Pinelli, con l’appoggio mediatico di Mario Tedeschi del MSI. Gli esecutori materiali – Fioravanti, Mambro, Picciafuoco, Bellini, Ciavardini, Cavallini – provenivano da NAR, Ordine Nero, AN, Terza Posizione: l’intero arcipelago neofascista messo al servizio della strategia della tensione.
Dalla strage di Piazza Fontana a Piazza della Loggia, fino all’Italicus e Bologna
Questo schema criminale non nasce a Bologna. È la continuazione di un progetto che, come abbiamo analizzato nei nostri articoli su Piazza Fontana, si consolida con la strage di Piazza della Loggia a Brescia e l’attentato al treno Italicus nel 1974, sempre attribuiti alla destra eversiva ma con protezioni e coperture che rimandano agli apparati dello Stato. La sentenza di Bologna conferma l’esistenza di un filo nero che attraversa trent’anni di Repubblica, un filo che parte dall’eversione nera e arriva fino alle stragi mafiose degli anni ’90.
La mafia come braccio armato e l’ombra della Falange Armata
Negli articoli già pubblicati abbiamo ricostruito come la mafia, in particolare i corleonesi, utilizzarono la sigla Falange Armata per rivendicare omicidi e attentati tra il 1990 e il 1994, coprendo una guerra allo Stato che aveva matrice mafiosa ma strategia e linguaggio militare e fascista. Come la presenza in Sicilia di Stefano delle Chiaie Prima della strage di capaci. Non fu un caso che la sigla comparve sempre in coincidenza con i messaggi lanciati da “menti raffinate” – come le definì Falcone – interne agli apparati. La Falange Armata rivendicò attentati in cui si mescolavano terrorismo neofascista, stragismo mafioso e regia istituzionale deviata, come per i morti di Capaci, via D’Amelio, gli attentati continentali e l’omicidio Lima.
Via Gradoli: la tonnara dei Servizi
Tra le rivelazioni più oscure della sentenza emerge la vicenda di via Gradoli, strada segreta dei Servizi a Roma. Qui, secondo l’inchiesta, furono ospitati latitanti NAR e BR. L’allora dirigente Sisde Vincenzo Parisi acquistò tra il 1979 e il 1987 otto appartamenti, confermando che la zona era sotto controllo di un potere parallelo. Via Gradoli, già teatro del sequestro Moro, era conosciuta come “la tonnara”: un vicolo cieco dove si poteva intrappolare chiunque o proteggerlo, secondo convenienza.
P2, mafia, massoneria deviata e Servizi: un’unica strategia
L’inchiesta che ha portato alla sentenza di Bologna è stata definita rivoluzione digitale investigativa, con l’integrazione di oltre 3500 allegati, dalla strage di Piazza Fontana all’omicidio Mattarella, da Ustica al caso Moro. Magistrati e Guardia di Finanza hanno seguito l’insegnamento di Falcone: “Follow the money”, senza cedere alle narrazioni dei pentiti. Hanno dimostrato che il terrorismo nero era finanziato dalla massoneria deviata della P2, organizzato da apparati dello Stato e, quando serviva, protetto dalla mafia come braccio operativo sul territorio. L’intreccio era, ed è, un unico organismo criminale, legato da potere, segretezza e impunità.
Riscrivere la storia per liberare la Repubblica
La conferma della Cassazione è solo un primo passo. Ora occorre riscrivere la storia che ci hanno raccontato: una storia di verità parziali che hanno nascosto la vera natura della Repubblica nata dalla Resistenza e poi svenduta a poteri occulti, padroni di logge, Servizi e traffici internazionali.
Come abbiamo scritto nei nostri articoli precedenti su Gladio, P2, mafia e stragi di Stato, solo la piena luce su queste connessioni potrà restituire dignità a chi fu assassinato e verità a un Paese che oggi rischia di ripiombare nell’oscurità della manipolazione di massa.
Perché la memoria non sia soltanto commemorazione, ma azione politica di liberazione.