L’Europa della Von der Leyen: meno welfare, più guerra, autodistruzione garantita

L’Unione Europea si prepara a un salto nel baratro. La proposta di Ursula von der Leyen di destinare 800 miliardi di euro al riarmo, sottraendoli al Next Generation EU, rappresenta un colpo durissimo per i cittadini europei. Questi fondi, inizialmente destinati alla ripresa economica post-pandemia, sarebbero dovuti servire per rafforzare sanità, istruzione, lavoro e transizione ecologica. Invece, Bruxelles ha deciso di deviarli verso l’industria bellica, accelerando la militarizzazione del continente. Il risultato? Meno welfare, più guerra, più instabilità.

Ma c’è una contraddizione enorme dietro questa scelta: mentre l’Europa si lancia in una corsa agli armamenti senza precedenti, gli Stati Uniti si stanno progressivamente ritirando dal teatro europeo. Washington, che fino a ieri non solo ha sostenuto l’Ucraina ma è stata artefice sin dall’inizio di questo disastro,, ora presenta il conto a Kiev e riduce il proprio coinvolgimento diretto nel conflitto, come ha sempre fatto. La priorità per gli USA non è più la Russia, ma la Cina, e l’Europa si ritrova da sola in una guerra che non può vincere, schiacciata dai costi economici e sociali di una strategia autodistruttiva.

L’Europa a guida NATO: senza una politica estera, senza un destino

L’Unione Europea è nata con l’idea di garantire pace e cooperazione tra i popoli. Oggi, invece, si sta trasformando in una macchina da guerra priva di una strategia autonoma, totalmente subordinata agli interessi atlantici. Ma c’è un punto fondamentale che l’UE sembra ignorare: la Russia è Europa.

Non possiamo parlare di un progetto europeo senza considerare la Russia come parte integrante del nostro stesso continente, pur condannandola “nell’operazione militare speciale”. La storia, la cultura, l’economia e l’energia che arrivano dalla Russia sono legate a doppio filo all’Europa occidentale. Alimentare il conflitto con Mosca significa combattere contro una parte di noi stessi, spaccare il continente e renderlo ancora più vulnerabile alle mire di potenze esterne.

Chi oggi spinge per una guerra con la Russia sta scegliendo la strada dell’autodistruzione, trasformando l’Europa in un campo di battaglia al servizio di interessi che non sono i nostri. Non esiste alcuna logica politica dietro questa escalation, solo la miopia di un’élite europea incapace di costruire una visione strategica autonoma.

Il tradimento del Next Generation EU: l’Europa contro i suoi cittadini

Quando venne lanciato il Next Generation EU, ci dissero che avrebbe permesso la ripresa dell’economia europea, la creazione di posti di lavoro e il rafforzamento del welfare. Oggi, scopriamo che era solo un’illusione: gli stessi fondi che dovevano costruire il futuro dei cittadini europei verranno usati per finanziare l’industria bellica.

Questa scelta è una condanna per milioni di europei. Vuol dire:
• Meno investimenti nella sanità pubblica, che già oggi è in crisi dopo anni di tagli e privatizzazioni.
• Meno risorse per il lavoro e i giovani, che in molti paesi europei sono ancora schiacciati dalla precarietà.
• Meno fondi per la transizione ecologica, che resta una promessa vuota mentre l’Europa si prepara alla guerra.

L’Europa sta abbandonando la sua gente per diventare un’enorme macchina da guerra, ma senza politiche sociali, senza coesione interna, senza una vera identità politica comune, questa UE non ha futuro.

Chi applaude la guerra e chi si oppone

Di fronte a questa deriva bellicista, c’è chi non solo la sostiene, ma la esalta come l’unica strada possibile. Tra questi, personaggi come Michele Serra, impegnato a promuovere una manifestazione a favore di questa Europa militarizzata e prona ai diktat di Washington.

Si tratta di un’operazione propagandistica che cerca di convincere l’opinione pubblica che la corsa agli armamenti e lo scontro con la Russia siano inevitabili, quando in realtà sono il risultato di precise scelte politiche delle élite europee.

Ma l’Europa non è solo quella delle banche, delle industrie belliche e dei burocrati senza volto. Esiste un’altra Europa, fatta di cittadini, lavoratori, studenti, forze sociali e politiche che rifiutano questa deriva. È necessario costruire un fronte di resistenza a questa follia, un’alternativa concreta a un’Unione Europea che sta tradendo la sua stessa promessa di pace e cooperazione.

Se vogliamo fermare questa corsa verso l’abisso, il 15 marzo dobbiamo organizzare una risposta politica e sociale forte, una vera contro-mobilitazione avverso chi ci vuole trascinare in una guerra senza senso. Il tempo di rimanere in silenzio è finito. L’Europa può avere un futuro solo se sceglie la pace, non se si consegna ai signori della guerra.

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