Londra, il vertice dell’ipocrisia: l’Europa si arma, l’Italia tace e aspetta istruzioni

Ieri A Londra, i leader europei si sono riuniti per discutere dell’Ucraina. Il copione è sempre lo stesso: armi, miliardi, missili, mentre il fantomatico “piano di pace” di Gran Bretagna e Francia resta un’ombra evanescente dietro le dichiarazioni bellicose. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, spalleggiata da Meloni e dal centrosinistra europeo, continua a spingere l’Unione verso un’economia di guerra, con investimenti miliardari in industria bellica. L’Europa sembra ormai essersi rassegnata a un destino di militarizzazione permanente, mentre i suoi cittadini pagano il prezzo con il costo della vita in vertiginoso aumento.

Meloni: assente, balbettante, subalterna

E l’Italia? Semplicemente non pervenuta. Giorgia Meloni si muove come un’ombra nel dibattito europeo, senza una linea chiara, senza una strategia, senza nemmeno il coraggio di avanzare una posizione autonoma. Prima del vertice ha cercato di contattare Donald Trump per ricevere indicazioni, ma evidentemente le istruzioni dalla nuova destra americana non sono ancora arrivate. Nel frattempo, per riempire il vuoto, lancia proposte sconclusionate come l’applicazione dell’Articolo 5 della NATO all’Ucraina senza che questa entri nell’Alleanza. In pratica, un capolavoro di assurdità: dare a Kiev il diritto di trascinare l’Europa in guerra senza alcun vincolo reciproco. Un’idea così surreale da far dubitare che sia stata davvero ponderata.

Un Parlamento umiliato e un’Italia trascinata nell’abisso

In tutto questo, Meloni continua a ignorare il Parlamento italiano. Non ha sentito il bisogno di presentarsi in Aula per chiarire quale posizione intenda portare al Consiglio europeo del 6 marzo. Finora si è limitata a sostenere l’aumento incontrollato delle spese militari, come se l’Italia potesse permettersi di buttare miliardi in armamenti mentre famiglie e imprese sprofondano nella crisi.

Eppure abbiamo il diritto di sapere. Non possiamo più accettare decisioni prese sopra le nostre teste, con giochi di prestigio e narrazioni costruite per giustificare l’ingiustificabile. Perché oggi è chiaro che questa strategia è fallita: chi parlava di una Russia “impantanata” deve oggi fare i conti con una realtà ben diversa. L’Ucraina è esausta, la controffensiva è fallita, e i generali di Kiev ammettono che non hanno più uomini né munizioni sufficienti. L’Occidente ha scommesso su una vittoria militare che non è arrivata.

Una guerra persa sulla pelle dei cittadini

Meloni, come molti altri leader europei, ha ripetuto come un mantra che inviare armi su armi fosse la soluzione. Chi chiedeva negoziati veniva tacciato di tradimento. Oggi, però, i nodi vengono al pettine: il conflitto ha solo prodotto distruzione, instabilità, danni economici incalcolabili e un’Europa sempre più subordinata agli interessi altrui.

Se l’Europa, con l’Italia in testa, avesse puntato da subito sulla diplomazia, oggi avremmo probabilmente un accordo più vantaggioso per Kiev, meno devastazione, meno morti, meno costi da scaricare sulle bollette dei cittadini. Ma il tempo degli “e se” è finito: ora è il momento di chiedere conto a chi ci ha trascinati in questo disastro.

Meloni venga in Parlamento, spieghi come intende rimediare a questi fallimenti, dica se esiste una posizione chiara nel suo governo – visto il caos che regna nella sua maggioranza – e soprattutto la smetta di aspettare istruzioni da Washington. L’Italia merita una politica estera autonoma, non un governo che esegue ordini.

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