C’era una volta un ente che nessuno si filava, un castello dormiente nella foresta incantata della burocrazia italiana. Poi, un bel giorno, arrivò lui, il piccolo “Re Sole”, che con un colpo di bacchetta magica trasformò Villa Lubin in Villa Lou Bini, reggia di sfarzi, ori e medaglie. Il protagonista di questa fiaba? Renato Brunetta, che da presidente del CNEL ha deciso di reinterpretare il concetto di austerità in una chiave decisamente più… settecentesca.
L’arte di spendere senza ritegno
Altro che sobrietà! Qui si marcia a passo spedito verso il primato del lusso istituzionale, con tappeti rossi più lunghi della lista d’attesa per una visita specialistica e lampadari che farebbero impallidire la Reggia di Versailles. E non si tratta mica di volgari LED da discount! No, no. Al CNEL le lampade si trasformano, si reinventano, si ristrutturano con amorevole dedizione: 15.000 euro qui, 6.100 là, perché la luce del potere deve brillare sempre e comunque.
Ma l’illuminazione, si sa, non basta. Serve anche arredare con gusto. E allora giù con sedie ergonomiche, salottini in stile rétro e, già che ci siamo, con qualche opera d’arte in prestito dagli Uffizi. Perché se non puoi essere un Medici, almeno puoi imitare il loro salotto buono. Certo, per esporre i quadri servono pareti all’altezza, quindi meglio ridipingere tutto con una spolverata di vernice da 40.000 euro. Per un tocco finale, ecco il restauro del tavolo presidenziale (4.000 euro) e del salottino privato (3.800 euro), che di certo ne avevano bisogno dopo aver sopportato i pesi della democrazia partecipativa.
Tecnologia e souvenir per tutti!
Ma il piccolo Re Sole del CNEL non è certo un nostalgico del passato. No, la modernità avanza anche a Villa Lou Bini, e lo fa con iPhone nero titanio (2.256 euro), stampanti laser dai gusti raffinati (1.259 euro solo per i colori) e chiavette USB personalizzate (1.069 euro, perché la memoria costa, si sa). In un’epoca in cui la digitalizzazione è tutto, non sia mai che qualcuno rimanga senza gadget con il logo del CNEL.
E per chi si chiedesse se il buon gusto fosse confinato solo all’arredamento, eccolo che spunta nel vestiario. Cravatte e foulard per 3.200 euro, kit autista per 619 euro, vestiario ospiti per 750 euro, e divise d’accoglienza per 1.570 euro. La domanda sorge spontanea: ma cosa accade a Villa Lubin, un Gran Ballo in maschera?
Un teatro di spese (e di illusioni)
Se poi pensavate che la vera funzione del CNEL fosse occuparsi di lavoro e rappresentanza sociale, vi siete sbagliati di grosso. Qui la rappresentanza si fa con stile, con partnership mediatiche da 138.000 euro e convegni che da soli valgono più di un anno di stipendio di un precario.
Ma dove sono i provvedimenti, le decisioni, il lavoro svolto dal Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro? Al momento sono pervenute solo le spese, ma il resto? Quali sono i risultati di questo ente costituzionale? Cosa ha prodotto finora? Non è dato sapere!
E mentre al Ministero dell’Ambiente i dipendenti vengono rispediti a casa causa salmonella nei bagni, a Villa Lou Bini ci si gode l’aria pulita, tra tappeti americani bordati di rosso (5.030 euro per 27 metri), finestre nuove e tramezzi tirati su con la nonchalance di chi con i soldi pubblici ci fa origami.
Dulcis in fundo: il tributo alla grandeur
In ogni monarchia che si rispetti, ci sono le onorificenze. E qui, ovviamente, non si è badato a spese: 10.295 euro in medaglie, 8.600 in francobolli, quasi a voler lasciare un sigillo indelebile di tanta magnificenza.
E così, mentre gli italiani arrancano tra inflazione e bollette sempre più salate, al CNEL si continua a vivere nel lusso di una Versailles in miniatura. Se Luigi XIV avesse avuto la possibilità di reincarnarsi, probabilmente avrebbe chiesto di rinascere presidente del CNEL. Ma avrebbe avuto un problema: persino lui, con la sua mania di grandezza, si sarebbe forse vergognato di tanto spreco.