L’Europa alla prova della realtà: tra crisi identitaria e riscoperta delle sue radici

L’Unione Europea è di fronte a un bivio. La guerra in Ucraina ha accelerato una crisi che era latente da anni, rivelando non solo la debolezza militare del continente, ma anche la fragilità della sua identità politica. L’errore strategico dell’UE non è stato solo quello di sottovalutare la Russia, come sottolinea Orsini, ma soprattutto quello di sopravvalutare sé stessa, credendo di poter agire come un attore geopolitico senza avere la forza per farlo.

Con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio di quest’anno, gli equilibri globali stanno subendo un’ulteriore trasformazione. Il presidente americano ha già avviato un processo di riavvicinamento con Mosca, una mossa che era ampiamente prevedibile alla luce del suo atteggiamento nei confronti di Putin. In questa direzione vanno i negoziati di pace in corso in Arabia Saudita, che potrebbero segnare un nuovo capitolo per la guerra in Ucraina, ma anche per il ruolo dell’Europa nel sistema internazionale.

L’illusione strategica dell’Europa e il risveglio forzato

Per trent’anni, l’Unione Europea ha costruito la sua sicurezza sul pilastro americano, senza mai dotarsi di una reale autonomia strategica. Si è cullata nell’idea che il soft power economico e diplomatico fosse sufficiente per garantirle un ruolo centrale, ignorando la realtà delle relazioni internazionali, che si basano ancora sul concetto di deterrenza e forza militare.

L’errore più grave è stato quello di immaginare la Russia come una potenza in declino, incapace di reggere un conflitto prolungato. Le sanzioni avrebbero dovuto strangolare l’economia russa, la guerra avrebbe dovuto minare la stabilità del regime di Putin, e invece è successo il contrario: la Russia ha dimostrato una resilienza inaspettata, mentre l’Europa si è trovata sempre più dipendente dagli Stati Uniti, senza una chiara strategia alternativa, impantanata in una recessione economica autoinflitta .

Ora, con Trump nuovamente al potere e un processo di pace in corso, l’Europa si trova in una posizione ancora più difficile. Se il conflitto dovesse concludersi con una trattativa tra Washington e Mosca, senza un ruolo attivo dell’UE, ciò sancirebbe definitivamente la marginalizzazione politica del continente.

L’Europa paralizzata di fronte a Trump

I leader europei appaiono smarriti, incapaci di reagire alle nuove dinamiche internazionali. Macron, Meloni, von der Leyen e il nuovo cancelliere tedesco (dopo la sconfitta elettorale di Scholz) balbettano perché sanno che le scelte di Trump potrebbero cambiare radicalmente la postura occidentale sulla guerra in Ucraina, ma non hanno alcun potere di influenza su di lui.

Il paradosso è che, pur essendo più consapevole della minaccia russa, l’Europa è completamente dipendente dagli Stati Uniti, un alleato sempre più imprevedibile. Trump ha già dichiarato chiaramente che gli Stati europei dovranno aumentare drasticamente le loro spese militari se vogliono continuare a godere della protezione della NATO. Ma il problema non è solo economico: il vero nodo è che l’Europa non ha una leadership capace di pensare in termini di autonomia strategica.

L’opportunità di una nuova Europa: ritornare alle radici di Ventotene

Se questa crisi può avere un risvolto positivo, è quello di costringere l’Europa a ripensarsi. Il rischio più grande è quello di un’Europa che si riduca a spettatrice impotente delle decisioni altrui. Ma esiste un’altra possibilità: trasformare questo disorientamento in un’occasione per costruire un’Europa dei popoli, un’Europa che torni alle sue radici originarie, abbandonando il modello tecnocratico e burocratico che l’ha allontanata dai cittadini.

Il Manifesto di Ventotene, redatto da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi durante la Seconda Guerra Mondiale, rappresenta ancora oggi una bussola per chi vuole immaginare un’Europa diversa. Il sogno di Ventotene non era un’Europa asservita agli interessi economici delle élite, ma un’Europa fondata sulla solidarietà tra i popoli, sulla democrazia partecipativa, sulla giustizia sociale.

Oggi quel progetto è stato tradito da decenni di politiche che hanno messo al centro l’austerità, la finanza, gli interessi delle multinazionali, sacrificando il principio di coesione sociale. Ma proprio ora, nel momento in cui l’Europa appare smarrita e senza direzione, può riscoprire quella visione originaria.

La strada non è semplice, ma è l’unica percorribile se l’UE vuole sopravvivere come attore politico. Non basta aumentare le spese militari o affidarsi ancora una volta agli Stati Uniti: serve un progetto politico nuovo, capace di dare un senso all’Unione oltre la mera convenienza economica.

Se questa crisi costringerà l’Europa a riscoprire il suo spirito fondativo, allora potrebbe trasformarsi in un’opportunità storica. Altrimenti, il rischio è quello di un’Europa sempre più irrilevante, incapace di determinare il proprio destino e condannata a subire le decisioni altrui.

L’altra ipotesi, quella più drammatica, è la disgregazione completa dell’Unione Europea. Se il processo di smarrimento dovesse proseguire senza una direzione chiara, se gli Stati membri dovessero continuare a perseguire solo interessi nazionali, senza una visione comune, allora l’Europa potrebbe implodere, diventando un mosaico di Paesi privi di peso strategico. A quel punto, non ci sarebbe più nessun sogno europeo da recuperare, ma solo il rimpianto di un’idea mai realizzata fino in fondo.

fonte: il Fatto Quotidiano rubrica Nuovo Atlante di alessandro Orsini del 25 febbraio 2025.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.