La narrativa della destra: un’illusione ben confezionata
C’è una favola che la destra italiana ama raccontare: l’abolizione del Reddito di cittadinanza (RdC) avrebbe miracolosamente rimesso in moto il mercato del lavoro, spingendo oltre un milione di persone a trovare un’occupazione. È una storia semplice, di quelle che fanno presa su un certo tipo di opinione pubblica: c’era una volta un esercito di fannulloni adagiati sui divani, parassiti di uno Stato troppo generoso. Poi arrivò il governo Meloni, che con un atto di coraggio li costrinse a rimettersi in gioco, portandoli finalmente a lavorare.
Peccato che questa favola sia smentita dai numeri. Il programma Garanzia occupabilità lavoratori (Gol), da cui provengono i dati sui nuovi occupati, non è farina del sacco del governo Meloni, ma nasce sotto l’esecutivo Conte 2 e viene perfezionato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Inoltre, non ha nulla a che vedere con l’abolizione del Reddito di cittadinanza. Anzi, se il RdC fosse ancora in vigore, i numeri dell’occupazione sarebbero stati persino più alti, poiché più disoccupati avrebbero avuto l’obbligo di iscriversi al programma.
In sostanza, il governo attuale si è trovato tra le mani un meccanismo già funzionante e se ne è intestato i meriti. La realtà è ben diversa da come viene dipinta: il presunto successo è frutto di una distorsione narrativa, utile solo alla propaganda.
I numeri reali: il Gol della propaganda
Se analizziamo i dati diffusi da Fratelli d’Italia, emergono due verità inconfutabili.
1. Il programma Gol non è una creazione del governo Meloni, ma un progetto ereditato.
Il merito di aver ideato e finanziato questo strumento va all’esecutivo Conte 2, che lo ha concepito per favorire l’occupazione e l’inclusione lavorativa dei disoccupati. L’attuale governo non ha fatto altro che utilizzarlo e appropriarsene per fini propagandistici.
2. Il milione di persone che ha trovato lavoro non è il risultato della cancellazione del RdC.
Di questi nuovi occupati, il 66% aveva già competenze sufficienti per essere ricollocato e proveniva da una condizione di disoccupazione temporanea. Solo una piccola parte (14,4%) apparteneva alla fascia più vulnerabile, cioè persone con problemi di esclusione sociale e forti difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro.
Insomma, il cosiddetto “successo” riguarda per lo più persone che sarebbero rientrate nel mercato del lavoro anche senza l’intervento del governo Meloni. E i numeri sul tipo di contratti firmati raccontano un’altra scomoda verità: solo il 37,9% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, mentre il resto si è accontentato di forme di impiego precarie o temporanee.
Il vero impatto dell’abolizione del Reddito di cittadinanza
La cancellazione del Reddito di cittadinanza ha avuto un effetto diametralmente opposto a quello sbandierato dalla propaganda di governo. Il Gol avrebbe potuto avere risultati ancora più rilevanti se il RdC fosse rimasto, perché avrebbe obbligato una platea più ampia di disoccupati ad aderire al programma.
Invece, il nuovo sistema – con l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto formazione lavoro (Sfl) – ha ridotto la platea degli iscritti, lasciando scoperti molti ex percettori del RdC, che si sono trovati senza alcun sostegno e senza possibilità di formazione. Questo ha portato a un aumento della povertà, come certificato da diverse analisi indipendenti. Ma di questo il governo evita di parlare, preferendo la narrazione trionfalistica.
Favole contro realtà: la strategia comunicativa della destra
La costruzione di una realtà alternativa è una strategia collaudata della politica conservatrice. Funziona su un meccanismo semplice: si prende un fenomeno complesso, lo si semplifica in una narrazione emotiva e si sposta l’attenzione su un colpevole designato (in questo caso, il Reddito di cittadinanza e i suoi beneficiari). Poi si sostituisce il problema reale (la precarietà del mercato del lavoro) con una soluzione apparente (l’abolizione di un sussidio).
Ma la realtà è testarda. I numeri ci dicono che la riforma del governo Meloni non ha creato nuovo lavoro, non ha migliorato le condizioni di chi è più fragile e ha, invece, peggiorato la situazione per migliaia di famiglie che oggi si trovano senza reddito e senza prospettive.
Conclusioni: chi vince e chi perde
Il vero Gol, se vogliamo usare la metafora calcistica, non è stato segnato dal governo Meloni, ma da chi ha costruito il programma Gol anni fa. E il governo attuale, con il suo racconto distorto, ha segnato un autogol, almeno per chi legge i numeri con attenzione.
Chi vince con questa operazione propagandistica? La destra, che può raccontare un successo inesistente e rafforzare la sua narrazione anti-assistenzialista.
Chi perde? Le persone più fragili, i lavoratori precari e i disoccupati che avrebbero potuto beneficiare di un sistema più inclusivo. E, alla fine, perde anche la verità. Ma questa, nel gioco della politica, sembra interessare sempre meno.
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