- Genocidio come progetto coloniale: la storia che si ripete
Francesca Albanese definisce il massacro in corso a Gaza un genocidio coloniale. Non è un’espressione retorica. La Convenzione ONU sul Genocidio (1948) definisce genocidio qualsiasi atto compiuto con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, includendo la creazione di condizioni di vita destinate a provocarne la distruzione fisica. Israele ha imposto la fame come arma, distrutto il sistema sanitario, bombardato scuole, ospedali, moschee e chiese, ucciso oltre 38.000 civili (stima ONU e OCHA, luglio 2025), tra cui più di 15.000 bambini, e ha causato l’esodo forzato del 90% della popolazione di Gaza.
Questa strategia riprende fedelmente le pratiche coloniali europee: dagli stermini britannici in Kenya durante la rivolta dei Mau Mau (1952-1960), quando i civili furono rinchiusi in campi di concentramento e affamati, fino al genocidio tedesco di Nama ed Herero in Namibia, dove i sopravvissuti furono spinti nel deserto per morire di fame e sete. Anche lì, la finalità non era solo uccidere, ma cancellare l’esistenza storica e politica di quei popoli.
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- La fame come arma: il crimine di guerra dimenticato
La fame imposta deliberatamente è riconosciuta come crimine di guerra dall’Art. 8 dello Statuto di Roma. Secondo il World Food Programme (giugno 2025), oltre 500.000 palestinesi sono in condizione di carestia estrema, senza accesso a cibo sicuro e acqua potabile. Più del 90% delle riserve idriche di Gaza sono contaminate da liquami e metalli pesanti, mentre Israele ha bombardato 76 impianti di depurazione (Fonte: OCHA).
Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale israeliano Tzachi Hanegbi ha dichiarato a gennaio 2024 che “Gaza morirà di fame e sete finché non si arrenderà”. Questa frase, ignorata dai media mainstream, testimonia l’intenzionalità dello sterminio.
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- Distruggere la memoria: il genocidio culturale
Albanese sottolinea che Israele non elimina solo corpi, ma la memoria storica palestinese: sono stati rasi al suolo musei, università (Islamic University di Gaza, bombardata due volte), archivi storici e culturali, centri artistici come il Dar Yusuf Nasri Jacir for Art and Research a Betlemme. Più di 200 giornalisti sono stati uccisi (Committee to Protect Journalists, giugno 2025), cifra mai registrata in un solo conflitto.
Questo processo, noto come memoricide (termine introdotto da Raphael Lemkin, giurista che coniò anche “genocidio”), è finalizzato a cancellare l’identità di un popolo. Accadde ai Nativi americani attraverso le boarding schools, agli aborigeni australiani con lo Stolen Generations Act, e ora ai palestinesi.
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- Complicità internazionale: crimine di crimini
Secondo Albanese, le democrazie occidentali sono complici. Lo Statuto di Roma all’art. 25 stabilisce la responsabilità penale individuale anche per chi istiga o facilita crimini di guerra. David Cameron, che avrebbe minacciato di ritirare il Regno Unito dalla CPI per proteggere Netanyahu, commetterebbe reato di ostruzione alla giustizia internazionale. Lo stesso vale per Rishi Sunak. Allo stesso modo, l’Italia che continua a fornire armi a Israele – come confermato dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) – viola i suoi obblighi di Stato parte della Convenzione sul Genocidio.
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- L’economia del genocidio: multinazionali, banche e università
Il prossimo rapporto di Albanese elencherà 50 entità private complici:
• Industria bellica: Elbit Systems (droni Hermes e Skylark testati su Gaza), Lockheed Martin (F-35 usati nei bombardamenti), Boeing (missili a guida laser).
• Big Tech: Amazon Web Services e Google Cloud forniscono l’infrastruttura informatica per Project Nimbus, programma militare israeliano di sorveglianza e IA.
• Banche e fondi pensione: investimenti in armi israeliane (BlackRock, Vanguard).
• Università: partnership accademiche che sviluppano tecnologie di sicurezza per l’IDF, come il Technion Institute.
• Turismo coloniale: Airbnb e Booking promuovono strutture negli insediamenti illegali in Cisgiordania, normalizzando l’occupazione (Human Rights Watch, 2019).
Queste aziende traggono profitto dalla distruzione: Gaza diventa il più grande laboratorio militare a cielo aperto del mondo, come lo definisce Neve Gordon (Università di Ben Gurion), dove armi e tecnologie di sorveglianza vengono testate prima di essere esportate globalmente. La sorveglianza biometrica di Gaza è stata poi venduta alla polizia statunitense per il controllo di afroamericani e ispanici nei quartieri poveri.
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- La normalizzazione dell’orrore e l’identificazione razziale
Aimé Césaire, nel Discours sur le colonialisme (1950), spiegava che l’Olocausto scioccò l’Europa solo perché le pratiche coloniali – deportazioni, campi, stermini – furono usate contro europei bianchi. I genocidi coloniali erano stati normalizzati. Oggi la normalizzazione dell’orrore palestinese segue la stessa logica razzializzata.
Israele, come Stato di coloni, replica l’esempio americano, canadese, australiano. Ma l’Occidente lo difende perché rappresenta il baluardo del suo potere nella regione, l’ultimo avamposto di un ordine mondiale coloniale che si sta sgretolando.
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- Misure coercitive: l’unica via per fermare il genocidio
La storia insegna che solo la forza o l’isolamento internazionale fermano un genocidio. In Iraq, la no-fly zone della NATO fermò le stragi contro i curdi. In Sudafrica, il boicottaggio economico e culturale internazionale costrinse l’Apartheid a crollare. Oggi, senza embargo sulle armi, sanzioni economiche e no-fly zone umanitaria, Israele continuerà indisturbato.
Ma l’UE, sotto pressione della lobby sionista e degli interessi USA, rifiuta anche solo di discuterne. Per questo Albanese invita a un’azione decisa: “Non è un atto di carità, è un obbligo giuridico”.
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- Il risveglio globale: la rivoluzione dell’anguria
Nonostante tutto, Albanese vede una luce: la coscienza globale si sta risvegliando. Il Gruppo dell’Aia, coalizione di Stati africani, asiatici e latinoamericani, chiede embargo sulle armi e giustizia internazionale. I movimenti di base, dagli USA alla Germania, vedono studenti ebrei e palestinesi uniti contro la complicità universitaria. Le proteste globali sono state le più grandi dalla guerra in Iraq (2003), con oltre 60 milioni di partecipanti in 150 paesi (dati B’Tselem e Reuters).
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- La questione esistenziale: Israele come Stato coloniale
Albanese dichiara: “Israele è costruito su terra rubata, come gli USA e l’Australia, e prima o poi dovrà affrontare la realtà storica.” Questa frase, scomoda e potente, riporta al cuore del conflitto: la Palestina non è un semplice “territorio conteso”, ma la storia di un popolo indigena cacciato e sostituito, come accadde altrove, ma nel XXI secolo sotto la bandiera dei “diritti umani occidentali”.
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- Conclusioni: la lotta per la Palestina è la lotta per l’umanità
Francesca Albanese non offre ideologie, ma diritto internazionale e verità fattuale. È odiata dai governi occidentali perché li costringe a guardarsi allo specchio: vedono se stessi come complici di un genocidio. Ma la storia insegna che la verità, prima o poi, emerge. Come afferma Chris Hedges, la resistenza palestinese non riguarda solo Gaza: è la resistenza contro un sistema globale che considera intere popolazioni sacrificabili per il profitto, la geopolitica, la supremazia razziale.
La domanda finale, allora, non è se la Palestina sarà liberata, ma se l’umanità avrà il coraggio di liberare se stessa da questo ordine barbaro che, dopo aver divorato Gaza, divorerà ogni popolo, ogni libertà, ogni futuro.
📚 Bibliografia e sitografia
- Genocidio, diritto internazionale e colonialismo
• ONU – Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948). Testo integrale: UN Treaty Series
• Lemkin, Raphael. Axis Rule in Occupied Europe. Carnegie Endowment for International Peace, 1944. (Introduce il termine “genocidio” e “memoricide”).
• Wolfe, Patrick. “Settler colonialism and the elimination of the native.” Journal of Genocide Research 8.4 (2006): 387-409.
• Césaire, Aimé. Discourse on Colonialism. Monthly Review Press, 1972.
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- Francesca Albanese e le Nazioni Unite
• Rapporto ONU: “Genocide as Colonial Erasure”, Relatrice speciale Francesca Albanese, 2024. Estratti su UN OHCHR Palestine.
• Chris Hedges, A Genocide Foretold, Seven Stories Press, 2024.
• The Chris Hedges Report, Intervista integrale a Francesca Albanese (trad. AntiDiplomatico), giugno 2025: Link diretto.
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- Dati umanitari e aggiornamenti Gaza (2025)
• United Nations OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), “Gaza Humanitarian Snapshot – July 2025”. OCHA Palestine
• World Food Programme, “Famine and Food Insecurity in Gaza Strip”, giugno 2025: WFP Gaza.
• B’Tselem – The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories, dati aggiornati su morti civili e bombardamenti: B’Tselem Statistics.
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- Complicità di aziende, fondi pensione e università
• Human Rights Watch, “Bed and Breakfast on Stolen Land: Tourist Rental Listings in West Bank Settlements”, 2019. HRW report.
• Who Profits, database sui profitti aziendali dall’occupazione: Who Profits.
• SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), Arms Transfers Database, aggiornato al 2025. SIPRI Arms Transfers.
• Gordon, Neve. Israel’s Occupation. University of California Press, 2008.
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- Genocidi storici citati
• Gewald, Jan-Bart. Herero Heroes: A Socio-Political History of the Herero of Namibia, 1890-1923. Ohio University Press, 1999.
• Elkins, Caroline. Imperial Reckoning: The Untold Story of Britain’s Gulag in Kenya. Henry Holt and Co., 2005.
• Kiernan, Ben. Blood and Soil: A World History of Genocide and Extermination from Sparta to Darfur. Yale University Press, 2007.
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- Tecnologia, sorveglianza e sperimentazione militare
• “Israel: Digital Occupation”, Amnesty International Report, 2022. Amnesty Israel Digital.
• Forensic Architecture, Gaza Platform. Forensic Gaza.
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- Movimenti globali e diritto internazionale
• ICC (International Criminal Court), Statuto di Roma, art. 8 e art. 25. Testo integrale: ICC Rome Statute.
• United Nations Guiding Principles on Business and Human Rights, 2011. UNGP.
• South African TRC (Truth and Reconciliation Commission) Reports, 1998. TRC Archive.
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- Analisi e giornalismo investigativo
• Chris Hedges, America: The Farewell Tour. Simon & Schuster, 2018.
• Pappe, Ilan. The Ethnic Cleansing of Palestine. Oneworld Publications, 2006.