Il Manifesto di Ventotene, redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni durante il confino fascista tra il 1941 e il 1944, rappresenta uno dei documenti più visionari e progressisti della storia europea. Il suo obiettivo non era solo la creazione di un’Europa unita, ma un’Europa federale, democratica, sociale, orientata al benessere dei popoli e alla pace.
Oggi, molti politici e commentatori lo citano come il documento fondante dell’Unione Europea, ma la realtà è ben diversa: l’Europa attuale non ha quasi nulla a che fare con il sogno di Ventotene. Al contrario, si è trasformata in una tecnocrazia neoliberista, dominata da interessi economici e finanziari, lontana dalle aspirazioni di giustizia sociale e pace che animavano Spinelli e i suoi compagni.
L’Europa di Ventotene: un progetto per i popoli
Il Manifesto di Ventotene immaginava un’Europa:
• Federale, con istituzioni sovranazionali capaci di superare gli egoismi nazionali.
• Democratica, con una chiara separazione tra potere politico ed economico.
• Sociale, dove i diritti dei lavoratori, il welfare e l’uguaglianza economica fossero al centro delle politiche pubbliche.
• Pacifica, con il superamento dei conflitti tra Stati e un’unica politica estera orientata alla diplomazia.
Gli autori identificavano nel nazionalismo e nel militarismo le principali cause delle guerre che avevano devastato l’Europa, ed esortavano alla creazione di un’unione capace di impedire nuovi conflitti e garantire la giustizia sociale.
L’Europa di oggi: un’Unione Tecnocratica e Neoliberista
L’Unione Europea che abbiamo oggi non è l’Europa di Ventotene. È un’Europa dominata da regole di bilancio rigide, dalla centralità della finanza e da una governance che risponde più ai mercati che ai cittadini. Le sue caratteristiche principali sono:
• Un’economia orientata al neoliberismo: le politiche di austerità, le privatizzazioni selvagge e la precarizzazione del lavoro hanno aumentato le disuguaglianze sociali e minato i diritti dei cittadini.
• L’assenza di una politica estera comune: ogni Stato continua ad agire in modo autonomo, senza una visione unitaria.
• L’assenza di un sistema fiscale ed economico federale: mentre gli Stati sono costretti a rispettare vincoli di bilancio stringenti, le grandi multinazionali e i colossi finanziari beneficiano di una fiscalità frammentata e spesso favorevole agli interessi privati.
• La mancanza di una vera sovranità popolare: le decisioni più importanti vengono prese da organismi non eletti direttamente dai cittadini, come la Commissione Europea e la BCE, rendendo l’Unione un’entità più tecnocratica che democratica.
Il tradimento dello spirito pacifista di Ventotene: il nuovo piano di riarmo
Uno degli aspetti più evidenti della distanza tra il Manifesto di Ventotene e l’Europa attuale è il nuovo piano di riarmo.
Nel Manifesto si auspicava un’Europa che superasse la logica della guerra attraverso istituzioni capaci di garantire pace e stabilità. Oggi, invece, l’UE sta spingendo verso una corsa agli armamenti che non ha precedenti nella sua storia recente. Il nuovo piano prevede oltre ottocento miliardi di euro destinati alla difesa, sottraendo risorse fondamentali a welfare, sanità, istruzione e transizione ecologica.
Questo non è un progetto per un esercito europeo democratico e federale, come si potrebbe immaginare in un’Unione coesa e unita. È piuttosto la risposta disorganizzata e dettata dalla paura di una politica estera che non è mai stata unificata, e che ora si sta piegando alle logiche della NATO e degli interessi militari-industriali.
Verso quale Europa? Un bivio tra Ventotene e il declino
L’Europa di oggi è a un bivio. Può scegliere di riscoprire gli ideali del Manifesto di Ventotene, lavorando per un’unione autenticamente federale, democratica e sociale, oppure può continuare a essere un’arena di scontri tra Stati, dominata da lobby finanziarie e militari.
Per far rivivere il sogno di Spinelli, Rossi e Colorni, servirebbe:
• Un’integrazione economica e fiscale più equa, che superi l’austerità e metta al centro il welfare e la giustizia sociale.
• Un vero esercito europeo democratico, non una corsa agli armamenti senza una strategia politica comune.
• Un superamento della tecnocrazia, restituendo il potere alle istituzioni democratiche e al Parlamento Europeo.
• Un’Unione che lavori per la pace, non per il riarmo e l’escalation militare.
Se l’Europa continuerà a ignorare questi principi, allora dovrà smettere di usare il Manifesto di Ventotene come simbolo. Perché l’Europa di oggi non è l’Europa che Spinelli sognava. E, forse, siamo più lontani che mai dal realizzarla.