Sanità in Friuli Venezia Giulia, un sistema in crisi lontano dai cittadini. 

Sanità in Friuli Venezia Giulia: un sistema in crisi

Di Mario Sommella, Azione Civile FVG

Il Friuli Venezia Giulia, una regione storicamente riconosciuta per la sua efficienza amministrativa, ha vissuto negli ultimi anni un preoccupante peggioramento delle sue performance sanitarie. Oggi si posiziona ai livelli più bassi nelle classifiche nazionali, evidenziando un sistema in crisi. Questa situazione deriva da un insieme di fattori, che includono problemi di gestione locale, scelte politiche discutibili e il quadro normativo definito dalla riforma del Titolo V della Costituzione.

La riforma del Titolo V e le competenze regionali

La riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001, ha attribuito alle regioni piena autonomia nella gestione della sanità. L’obiettivo era avvicinare le decisioni ai cittadini, ma il risultato è stato una frammentazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che ha accentuato le disuguaglianze territoriali. Le differenze nei livelli di spesa, organizzazione e accesso ai servizi sono cresciute, penalizzando regioni meno attrezzate o con una gestione meno efficace.

Nel caso del Friuli Venezia Giulia, questa autonomia non ha portato i benefici sperati. Anzi, le difficoltà organizzative, i tagli alla spesa sanitaria e la carenza di personale hanno minato la qualità dei servizi, con conseguenze gravi per i cittadini.

Punti critici della sanità in Friuli Venezia Giulia

1. Carenza di personale sanitario

La regione soffre di una grave carenza di medici e infermieri. Pensionamenti non sostituiti e scarse politiche di attrazione del personale hanno determinato un sovraccarico del personale esistente e tempi d’attesa insostenibili per visite e interventi.

2. Tagli alla spesa sanitaria

Nonostante lo status di regione a statuto speciale, i tagli ai finanziamenti hanno avuto un impatto significativo. La chiusura di presidi ospedalieri, specialmente nelle aree montane e rurali, ha ridotto l’accessibilità ai servizi per molti cittadini i quali sono costretti a lunghi ed estenuanti esodi per raggiungere gli ambulatori ed i reparti medici, non considerando affatto le persone che hanno problemi di mobilità, disabili ed anziani soli, in una regione che vede depotenziati, con le varie privatizzazioni, i servizi di trasporto pubblico.

3. Liste d’attesa lunghe

Le liste d’attesa rappresentano uno dei problemi più sentiti. Ritardi nelle visite specialistiche e negli interventi chirurgici riflettono un sistema sovraccarico e scarsamente organizzato.

4. Infrastrutture obsolete e digitalizzazione insufficiente

Molte strutture sanitarie necessitano di ammodernamento, mentre l’uso di tecnologie digitali per ottimizzare la gestione dei pazienti rimane limitato.

5. Accesso diseguale ai servizi

Le aree montane e rurali soffrono di un accesso limitato ai servizi, con pochi medici di base e ospedali lontani. Questa disparità penalizza ulteriormente i cittadini delle zone periferiche rispetto a quelli delle città principali, come Trieste o Udine, soprattutto alla luce di un trasporto pubblico, privatizzato, oramai depotenziato.

La situazione nazionale e la legge Calderoli

La frammentazione introdotta dal Titolo V è destinata a peggiorare con l’approvazione della legge Calderoli sull’autonomia differenziata, che attribuirebbe alle regioni ancora maggiori competenze in settori cruciali come la sanità. Questa riforma rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze, con le regioni più ricche che potrebbero attrarre più risorse, lasciando quelle più fragili in difficoltà.

Nel caso del Friuli Venezia Giulia, una regione già in crisi sanitaria, l’autonomia differenziata potrebbe significare ulteriori tagli, minore coordinamento nazionale e un sistema sanitario ancora più frammentato.

Prospettive e soluzioni

Per affrontare queste criticità, è necessario un approccio integrato e deciso, che includa:

1. Investimenti in personale e infrastrutture

• Incrementare il numero di medici e infermieri attraverso politiche di reclutamento mirate e miglioramento delle condizioni di lavoro.

• Modernizzare le strutture sanitarie e favorire la digitalizzazione.

2. Rafforzamento della sanità territoriale

• Potenziare i servizi di prossimità per garantire un accesso equo alle cure, soprattutto nelle aree rurali e montane.

3. Riduzione delle liste d’attesa

• Introdurre soluzioni tecnologiche per ottimizzare la gestione dei pazienti e migliorare l’efficienza organizzativa.

4. Maggiore coordinamento nazionale

• Rivedere il Titolo V per bilanciare l’autonomia regionale con un coordinamento centrale che garantisca standard uniformi e solidali.

Un appello al referendum: fermare l’autonomia differenziata

La legge Calderoli rappresenta un ulteriore passo verso la disgregazione del sistema sanitario nazionale. Per questo motivo, è cruciale partecipare al referendum abrogativo contro l’autonomia differenziata. I cittadini devono inviare un messaggio chiaro: la sanità è un diritto universale e non può essere frammentata o subordinata alle logiche di mercato e di disuguaglianza territoriale.

Abrogare questa legge significa riaffermare i principi di uguaglianza e solidarietà, sanciti dalla Costituzione, e garantire che ogni cittadino, indipendentemente dalla regione di appartenenza, abbia accesso a cure di qualità.

Risorse e finanziamenti: una tassazione equa e sostenibile

Per finanziare un sistema sanitario pubblico forte e coeso, è indispensabile adottare una politica fiscale più giusta ed efficace. Occorre:

Superare la logica dei condoni fiscali, che premiano l’evasione e sottraggono risorse vitali alla collettività.

Contrastare i privilegi fiscali riservati a pochi, redistribuendo il carico fiscale in modo equo.

Incentivare la fiscalità progressiva, affinché chi ha di più contribuisca in misura maggiore, garantendo risorse sufficienti per sostenere un sistema sanitario pubblico e universale.

Solo attraverso una gestione equa delle risorse e un rifiuto deciso di politiche divisive come l’autonomia differenziata sarà possibile restituire al Friuli Venezia Giulia, e all’intero Paese, un sistema sanitario degno dei suoi cittadini.